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Buon martedì,
Solo il 3% del patrimonio si erode per cattive decisioni finanziarie.
Il resto lo fa la famiglia.
È un dato che cito spesso, e ogni volta produce la stessa reazione: silenzio, poi “
ma da noi è diverso”.
L’ho sentito da imprenditori con aziende da 50 milioni e da imprenditori con patrimoni da 10. La frase cambia poco.
Nel mondo dei grandi patrimoni, dove la complessità è di casa (CdA, regole, disciplina, piani precisi), vedo tutti gli imprenditori con strutture e gerarchie ben definite: patrimoni diversificati tra mobiliare e immobiliare, partecipazioni, tutto con un assetto impeccabile.
Ma c’è un paradosso che mi colpisce ogni volta.
Chi governa il patrimonio con quelle regole e quelle gerarchie in azienda, nella famiglia non ha assolutamente le stesse regole. E non parlo di famiglie con aziende da miliardi. Parlo di patrimoni da 10 milioni, spesso con un rapporto quasi alla pari tra azienda e patrimonio personale. Un’azienda da 10 milioni ha gerarchie, strategie, rendicontazione. Un patrimonio da 10 milioni, il più delle volte, no.
E non parlo di regole sugli investimenti. Parlo di persone, di famiglia. Il “nemico” vero gioca in casa.
Molti imprenditori pensano che dare regole e confini alla famiglia e ai figli sia il modo più sicuro per creare problemi. E molti escono da quella riflessione con una frase che sembra una certezza:
“Ci si vuole bene in famiglia, problemi non ce ne saranno.”
Purtroppo la dicono tutti.
Avere l’equivalente di un CdA, il consiglio di famiglia, non serve a chi è già in conflitto. Serve a prevenire i problemi prima che arrivino a un punto di non ritorno.
Ma cos’è concretamente un consiglio di famiglia e come funziona?
Ne parlo nel blog di questa settimana.
Le famiglie che lo costruiscono quando tutto va bene non lo fanno perché hanno paura. Lo fanno perché sanno che le regole scritte in un momento di fiducia valgono infinitamente di più di quelle cercate in un momento di tensione.