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Buon martedì,
Da qualche anno rifletto su una cosa che nel lavoro di family office si tende a dare per scontata: il patrimonio finanziario non è l’unico capitale che una famiglia possiede, e forse non è nemmeno il più difficile da proteggere.
È quello su cui si concentra quasi tutta l’attenzione, perché si misura, si controlla, si ottimizza con gli stessi strumenti che userebbe qualunque consulente finanziario. Un family office, per come lo intendo io, dovrebbe occuparsi anche di quello che quegli strumenti non toccano: tre elementi molto meno visibili, e molto più difficili da mettere in un rendiconto, che nel tempo decidono comunque se un patrimonio resta unito o si disperde.
Li chiamo capitale umano, capitale sociale e capitale valoriale, e in questi anni mi sono convinto che valga la pena spiegare cosa intendo con ciascuno, perché raramente se ne parla con la stessa cura riservata ai numeri.
Il capitale umano è l’insieme delle persone in grado di gestire il patrimonio, in famiglia e fuori, con le competenze e la maturità necessarie a prendere decisioni che riguardano anche gli altri, non solo chi possiede formalmente una quota.
È il capitale che si costruisce più lentamente, perché richiede tempo, non solo istruzione.
Il capitale sociale è la qualità delle relazioni: tra i membri della famiglia, e tra la famiglia e chi la affianca dall’esterno, un consulente, un legale, un commercialista.
È il capitale più fragile, perché si costruisce con anni di comportamento coerente e si può incrinare con una sola decisione presa senza consultare nessuno.
Il capitale valoriale è la risposta, condivisa, alla domanda più scomoda che una famiglia possa porsi: perché conservare questo patrimonio, invece di dividerlo o spenderlo?
È il capitale meno tecnico e, secondo me, il più determinante di tutti, perché orienta come si usano gli altri due.
Ne ho scritto di più nel blog di questa settimana:
Quello che penso, guardando agli anni di lavoro con le famiglie, è che questi tre capitali non si proteggono con uno strumento giuridico, per quanto ben costruito, né con una riunione dedicata all’argomento una volta all’anno.
Si proteggono con l’attenzione costante che di solito si riserva al portafoglio, applicata invece a persone, relazioni e valori: la stessa disciplina, spostata su un terreno meno familiare per chi lavora abitualmente con i numeri.
Chi rimanda troppo a lungo questo lavoro, di solito, se ne accorge quando è già tardi: il capitale finanziario è al sicuro, ma a mancare sono le persone disposte a portarlo avanti insieme.