23 Febbraio 2026

Il Non‑Dom inglese, l’Italia e le opportunità per gli HNWI

Tabella dei Contenuti
Per anni Londra ha attratto imprenditori, investitori e professionisti internazionali grazie al regime dei resident non domiciled, fondato sulla remittance basis: redditi e plusvalenze estere venivano tassati nel Regno Unito solo se rimessi nel Paese. Dal 6 aprile 2025 la remittance basis è stata sostituita dal regime FIG (Foreign Income and Gains). L’agevolazione è riservata a chi diventa residente UK dopo almeno 10 anni fiscali consecutivi di non residenza e si richiede anno per anno in dichiarazione. La finestra massima è di quattro anni fiscali dall’inizio della residenza e non copre redditi o plusvalenze estere maturate prima del 6 aprile 2025.

Il flusso di HNWI verso l’Italia:

 

Negli ultimi anni, anche alla luce dei cambiamenti normativi nel Regno Unito, diverse analisi internazionali indicano un crescente interesse verso l’Italia da parte di soggetti ad alta mobilità internazionale. I dati vanno letti come tendenze, ma il messaggio è chiaro: residenza e pianificazione diventano scelte sempre più strategiche.

In Italia non esiste un non dom: esiste il regime dei neo-residenti ex articolo 24 bis.

In Italia non esiste un regime non dom in senso tecnico. Il nostro ordinamento ragiona in termini di residenza fiscale e prevede, per alcuni profili, un regime opzionale dedicato ai neo-residenti, disciplinato dall’articolo 24 bis del TUIR.

In Italia non conta il rimpatrio dei redditi. Con l’opzione, i redditi di fonte estera sono assoggettati a una imposta sostitutiva annua forfetaria, mentre i redditi di fonte italiana restano tassati con le regole ordinarie.

Requisiti e operatività


In sintesi, servono quattro condizioni: non residenza in Italia per almeno 9 dei 10 periodi di imposta precedenti; trasferimento della residenza fiscale in Italia; esercizio dell’opzione in dichiarazione dei redditi, con interpello facoltativo nei casi complessi; pagamento puntuale dell’imposta, perché l’omesso o parziale versamento comporta decadenza.

La durata massima è di 15 anni: l’opzione è revocabile, ma non rinnovabile.

La vera novità 2026: l’imposta sostitutiva aumenta


Per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dal 1° gennaio 2026 l’imposta sostitutiva è pari a 300.000 euro annui per il soggetto principale e a 50.000 euro per ciascun familiare che estende l’opzione. Per i trasferimenti precedenti restano applicabili gli importi previgenti. La convenienza va valutata caso per caso: una quota fissa elevata è efficiente solo in presenza di redditi esteri consistenti e di una pianificazione coerente anche nel Paese di provenienza.

Effetti patrimoniali e successori

Oltre all’imposta sostitutiva sui redditi esteri, il regime può produrre altri effetti rilevanti finché l’opzione è attiva. In particolare, può ridurre alcuni adempimenti legati alla dichiarazione delle attività detenute all’estero, può evitare l’applicazione delle imposte patrimoniali italiane su immobili e attività finanziarie estere (IVIE e IVAFE) e, in via generale, può rendere più territoriale il perimetro dell’imposta su successioni e donazioni, concentrandolo sui beni presenti in Italia.

Flessibilità: la facoltà di escludere Stati dall’opzione


Il regime consente di indicare Stati o territori esclusi dall’imposta sostitutiva. In tal caso, i redditi riferibili a quelle giurisdizioni restano soggetti a tassazione ordinaria in Italia, con applicazione del credito di imposta e dei trattati. È una leva utile quando esistono profili di rischio o ragioni di trasparenza fiscale su determinati flussi.

Opportunità di investimento in Italia: asset reale e finanziario


Per gli HNWI e i family office che si trasferiscono in Italia, il Paese offre un campo di gioco molto ampio tra immobiliare, aziende reali e asset finanziari.

Immobili di lusso e asset patrimoniali

Milano, Roma, le città d’arte e riviere lussuose stanno registrando una forte domanda per immobili di pregio, ville storiche, borghi e asset di lifestyle, con un evidente impatto sui prezzi di fascia alta.
Questo non è solo un mercato “consumo”: molte acquisizioni sono parte di strategie di asset‑allocation e servono anche a rendere più “palpabile” il trasferimento di residenza e di identità patrimoniale.

PMI italiane, private equity e club deal

Le PMI italiane rappresentano uno dei canali più interessanti per gli HNWI in arrivo, perché:

  • sono spesso sottovalutate rispetto al potenziale, con margini solidi ma governance familiare e bassa capitalizzazione,
  • offrono brand riconosciuti a livello globale in settori come moda, food & wine, manifattura e componentistica,
  • sono attrattive per investimenti di controllo o co‑controllo in logica di long‑term partnership familiare‑family office.

In questo contesto, il private equity diretto e i club deal rappresentano uno strumento naturale per HNWI che vogliono entrare in asset italiani riducendo il rischio e aumentando il livello di coinvolgimento operativo.

  • Immobili di lusso (Milano, laghi, riviera ligure) come asset di lifestyle e protezione di capitale.
  • PMI italiane in settori di eccellenza, con ingresso in logica di club deal, co‑investimento o controllo diretto.
  • Startup e PMI innovative tramite venture capital o fondi specializzati, con accesso a piattaforme di investimento

Family office italiani e internazionali: il nuovo ecosistema

Il fenomeno non riguarda solo i singoli HNWI, ma anche i family office, che operano in un contesto in evoluzione.

  • Arrivano nuovi clienti internazionali che richiedono strutture di governance familiare e una asset allocation integrata in Italia, con una prospettiva globale.
  • Cresce la domanda di club deal strutturati, investimenti in PMI italiane e co investimenti in startup, con i family office nel ruolo di hub relazionale e presidio di governance.
  • Aumenta la complessità operativa: reporting, coordinamento fiscale internazionale e gestione di relazioni più numerose, anche grazie a strumenti digitali e soluzioni strutturali più mature.

Per un family office questo rappresenta un’opportunità di posizionarsi come hub di consulenza integrata per famiglie, imprenditori e HNWI che desiderano radicare la loro base in Italia ma mantenere un orizzonte globale.

Perché un HNWI inglese dovrebbe investire in Italia


Riassumendo, per un HNWI inglese che si trasferisce o valuta il trasferimento in Italia, il quadro può offrire:

  • Regime fiscale agevolato sui redditi esteri, con una tassazione prevedibile fino a 15 anni, per chi possiede i requisiti.
  • Accesso a asset reali con potenziale: PMI italiane, asset immobiliari di pregio e marchi riconosciuti internazionalmente, spesso con valutazioni meno elevate rispetto a mercati più maturi.
  • Opzioni di investimento variegate: private equity, venture capital, club deal, immobiliare e asset patrimoniali, con un ecosistema di servizi in crescita.
  • Un tavolo di governance familiare rafforzato da un family office capace di guidare transizione, successione e architettura di investimento in un contesto internazionale.

Perché questo fenomeno importa ai family office italiani

  • Nuovi flussi di HNWI in arrivo aumentano la domanda di servizi di family office: strutturazione patrimoniale, governance, investimenti e pianificazione successorale.
  • Cresce il bisogno di club deal strutturati e co‑investimenti, con il family office che funge da “hub relazionale” tra HNWI e aziende italiane.
  • L’Italia diventa sempre più un punto di ancoraggio fiscale e operativo per patrimoni globali, con un ruolo strategico per chi gestisce patrimoni di famiglia e imprenditoriali.

 

La trasformazione in corso rappresenta, per il nostro Paese, un’opportunità strutturale e non solo congiunturale. Il flusso di super‑ricchi e imprenditori verso l’Italia, soprattutto su Milano e le principali aree di eccellenza, sta creando un nuovo ecosistema di relazioni tra patrimoni internazionali, aziende familiari italiane, family office e servizi di consulenza specializzata.

 

Per le aziende italiane, significa poter attrarre investitori di lungo periodo, con capitale, competenze e rete internazionale, in un contesto in cui il merito industriale può finalmente incontrare un partner patrimoniale sofisticato.

Per gli HNWI inglesi e internazionali, il passaggio in Italia offre un mix di fiscalità agevolata sui redditi esteri, governance familiare più chiara e accesso a asset reali con buon potenziale di crescita.

Per i family office italiani il momento è un’opportunità di rafforzare il proprio ruolo di pilastro di consulenza integrata: non solo gestione del patrimonio, ma anche progettazione di governance familiare, piani di successione e architettura di investimento su asset italiani e globali.

 

In sintesi, il post riforma britannico non è solo un esodo da Londra, ma l’occasione di costruire in Italia una nuova stagione di investimenti familiari, innovazione industriale e pianificazione strategica del patrimonio. Per chi è preparato ad accoglierlo, il territorio nazionale può diventare il vero valore aggiunto di un capitale in movimento.

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