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Buon martedì,
qualche anno fa mi sono trovato seduto attorno a un tavolo con una famiglia che stimavo molto. C’erano il loro avvocato, il commercialista, il referente della banca. Tutti preparati. Tutti con una proposta in mano. Tutti convinti della propria soluzione.
Eppure la riunione si è chiusa senza una decisione. La famiglia era più confusa di prima.
Ho capito in quel momento che il problema non erano le persone.
Era che nessuno stava guardando lo stesso quadro.
Negli anni successivi mi è capitato di rivedere quella scena più volte di quanto avrei immaginato. Non per colpa di qualcuno, ma per un motivo molto naturale: quando ogni specialista eccelle nel proprio ambito, ma non esiste qualcuno che tenga insieme i pezzi, la famiglia finisce per inseguire soluzioni brillanti che non necessariamente vanno nella stessa direzione.
Si ottimizza il singolo comparto. Non il sistema.
È una dinamica che nei patrimoni complessi emerge con grande chiarezza. Il fiscalista vede correttamente il rischio fiscale di una scelta, la banca individua un’opportunità finanziaria interessante, il legale pensa alla struttura più protettiva. Tutte osservazioni giuste. Tutte parziali.
Ed è proprio da qui che nasce una riflessione che negli anni mi è diventata sempre più chiara: in molti casi il vero valore non sta nel trovare la soluzione migliore per ogni singolo ambito, ma nel trovare quella più adatta all’insieme.
Quella coerente con la famiglia, con i suoi obiettivi, con il momento che sta vivendo.
È esattamente questa idea che mi ha portato a ragionare sul Family Office non tanto come struttura tecnica, ma come funzione di regia: qualcuno che non suona uno strumento in più nell’orchestra, ma che si occupa di far suonare tutti gli altri nella stessa tonalità.
Una differenza che può sembrare sottile.
Nel tempo, però, cambia completamente il risultato.
Ho provato a mettere ordine a questa riflessione nel nuovo blog.